Michael Bernard Bloomfield è nato a Chicago il 28 luglio 1943 ed è morto il 15 febbraio 1981. Aveva 36 anni.

Mike, nato in una benestante famiglia ebrea, da bambino era un pò goffo e timido e cominciò ad avvicinarsi alla musica ascoltando di notte le radio del  Sud che trasmettevano Rockabilly, Rhythms & Blues,  e Blues. Ricevette la sua prima chitarra come dono per il “bar mitzvah” (la festa ebraica che sancisce il passaggio all’età adulta che per i ragazzi è a 13 anni ed un giorno), e cominciò a divertirsi con i suoi amici. Gli capitò spesso di saltare sul palco ed unirsi agli altri musicisti, ravvivando un pò lo spettacolo. I genitori, preoccupati per questo comportamento lo iscrissero ad una scuola privata per ragazzi in difficoltà a Chicago, ma Mike si diplomò ugualmente nonostante avesse nel fattempo abbracciato la sottocultura beatnik.

Nel 1963-64, con un sestetto in cui spiccano Charlie Musselwhite e Norman Mayell (poi con i Sopwith Camel) incide un nastro demo, prodotto niente meno che dal leggendario John Hammond. Entra a far parte della Butterfield Blues Band. Il primo album, caratterizzato da un un Rock tinteggiato con note del caretteristico Blues elettrico urbano di Chicago, fa scalpore nella comunità Blues, avvicinando ancor più i bianchi alla musica Blues.

Nel 1965 Mike viene chiamato da Bob Dylan nella band di supporto per la registrazione di Highway 61 revisited e sicuramente lo influenzò nella famosa svolta all’elettrico del Newport Folk Festival del 1965.

L’impegno di Mike è gratificante, ma diventa sempre più gravoso; alla fine del 1966,  sofferente oltretutto di una grave forma cronica di insonnia, decide di interrompere la collaborazione con la Butterfield Blues Band, trasferendosi in California e fondando una sua Band, la Electric Flag.

Dopo meno di un anno, con dischi, concerti e grande rilievo sulla stampa, Mike Bloomfield è di nuovo vicino all’esaurimento e costretto a scegliere una vita più tranquilla a San Francisco, dove insegna chitarra (e tra i suoi allievi c’è anche un certo Carlos Santana).

Mike continua a preferire le collaborazioni: suona con Nick Gravenites, Janis Joplin e ottiene brillanti risultati con i Live insieme a Muddy Waters, Paul Butterfield, Taj Mahal e altri. Passa qualche anno tra vicissitudini varie fino al 1977/78 quando in uno dei suoi migliori momenti incide Analine, prevalentemente acustico, Count talent, con inediti accenti gospel e Michael Bloomfield, altro pregevole disco acustico.

Living in the fast lane, nel 1980, è il suo ultimo disco. Tormentato dall’artrite e dall’insonnia cronica, sempre più dedito ad alchol e droghe, il 15 febbraio 1981 viene trovato senza vita al volante della sua auto, ufficialmente deceduto per un’overdose forse accidentale.

Le ultime incisioni Takoma vengono pubblicate su Cruisin’ for a bruisin’ mentre l’ultima session in assoluto è per la colonna sonora di The usual suspects. La grande quantità di materiale inedito pubblicata negli anni successivi terrà alto il ricordo di uno dei più grandi chitarristi del blues bianco americano.

 

Ho conosciuto Michael Bloomfield tra il 1970 e il 1971, quando comperai con un pò di ritardo il primo LP della Butterfly Blues Band. Rimasi catturato da quel genere di rock misto blues, ma non lo seguii con estrema attenzione, il mio cuore allora era affranto dalla fine dei Beatles, la morte di Hendrix e Janis Joplin, la scoperta di Santana e di tutto ciò che arrivò dopo Woodstock. Tra gli alti e bassi di Mike rimasi letteralmente “fuso” dalle sessions con Al Kooper, ma lo scoprii con calma e passione solo molto tempo dopo la sua morte, quando avevo tutto il tempo per riascoltare vecchie cose e capire meglio. E’ stato veramente uno dei più grandi chitarristi blues di pelle bianca.

Discografia essenziale:

Supersession (Columbia, 1968)
The live adventures of Bloomfield & Kooper (Columbia, 1969 2 LP)
It’s no killing me (Columbia, 1970)
Triumvirate (Columbia, 1973)
KGB (MCA, 1976)
If you love these Blues, play ‘em as you please (Guitar Player, 1976)
Analine (Takoma, 1977)
Count talent & the Originals (Clouds, 1978)
Michael Bloomfield (Takoma, 1978)
Between the hard place & the ground (Takoma, 1979)
Bloomfield & Harris (Kicking Mule, 1979)
Living in the fast lane (Waterhouse, 1980)
Cruin’ for a bruisin’ (Takoma, 1981)

Don’t say that I ain’t you man – Essential Blues 1964/1969 (Columbia Legacy, 1994)

Mike Bloomfield Official Site

Jim Croce nasce a Filadelfia il 10 gennaio 1943 e muore il 20 settembre 1973 in un incidente aereo. Aveva 30 anni.

Jim a 17 anni entra negli Spires (guidati da Tommy West). Il gruppo, che è un classico chorus group ispirato al modello dei New Christ Minstrels e che nel 1963 realizza un Lp.

Nel 1965 Jim viene scelto dalla National Student Association per partecipare ad una tournée in Medio Oriente e in Africa, e l’anno dopo sposa Ingrid Jacobsen, cantante e chitarrista.

Tommy West, che lavora per la ABC, invita Jim e Ingrid a New York e li fa suonare nei più noti locali della città,  dove Jim diventa una piccola rarità, cantando tranquille ballate blues che arrivano più al cuore che al cervello. Nel 1969, dopo aver catturato l’attenzione di Nick Venet, arrivano alla Capitol e produco il loro primo LP in coppia: Approaching day.

L’album risulta un poco approssimativo e, deluso dall’insuccesso, Jim ritorna a Filadelfia e riesce a scrivere molte canzoni d’ispirazione country. Accompagnando l’ottimo chitarrista Maury Muehleisen nella compilazione dell’album Gigerbread (Capitol 1970), riesce a migliorare e perfeziona quella sua particolare vena compositiva che lo farà poi diventare celebre. Con Muehleisen alla chitarra e prodotto da Tommy West, viene realizzato nel 1972 l’album “You don’t mess around with Jim“, caratterizzato da una delicata e malinconica vena folk, con semplici arrangiamenti arricchiti da tocchi orchestrali e con la nitida voce di Jim in primo piano.

Le vendite finalmente arrivano, grazie anche al buon lancio di supporto di due singoli, uno dei quali “You don’t mess around with Jim” riesce a raggiungere il numero 8 in classifica USA. Confortato dal successo, Jim si butta a capofitto nel lavoro e l’anno dopo esce il nuovo LP “Life and time” che vende ancora di più, scalando la classifica fino al 7° posto. Il singolo proposto, con la spiritosa “Bad bad Leroy Brown” arriva addirittura al numero 1.

Era il 1973 e nel Tour organizzato per lui le sale da concerto erano sempre esaurite; Jim finalmente poteva godersi un pò del meritato successo, ma il 20 settembre, l’aereo che trasportava Jim Croce e Maury Muehleisen si schianta vicino alla città di Natchitoches, in Louisiana.

Pochi giorni dopo esce l’album “I got a name”, subito numero 2 in classifica USA e disco d’oro, mentre la canzone omonima e Time in a bottle (tema del film TV She lives) arrivano entrame al numero 1 in classifica singoli USA.

Jim Croce diviene subito un piccolo “cult” della musica folk, e le sue canzoni vengo riproposte con una certa regolarità nelle varie antologie proposte dalle case discografiche.

Jim Croce era un cantante di talento e un ottimo scrittore di testi; suonava il pianoforte, la chitarra e l’armonica. Qualcuno dice che quando è morto doveva ancora scrivere le sue opere migliori, qualcuno dice che, come spesso accade, è stata la sua morte a dare popolarità alle sue canzoni. Io penso che Jim abbia scritto alcune pregievoli melodie e stava ancora maturando, quando la morte repentina gli impedì, forse, di diventare ciò che Simon e Garfunkel erano stati per la generazione precedente.

Discografia essenziale:

Approaching day (1969, Capitol)
You don’t mess around with Jim (1972, ABC)
Life and time (1973, ABC)
I got a name (1973, ABC)

Jim Croce Official Website

Raymond Berry Oakley III, è nato a Chicago il 4 aprile 1948 ed è morto l’11 novembre 1972, a Pork Forest (Illinois, USA).

Ci sono state innumerevoli e tragiche morti in tutta la storia del Rock’n’Roll, ma raramente un gruppo ha dovuto subire colpi così duri e drammatici come quelli accaduti alla Allman Brother Band agli inizi degli anni’70. In poco più di un anno, Duane Allman prima, e Berry Oakley dopo, morirono in circostanze stranemente simili.

Berry era in motocicletta con Kim Payne, un membro dello staff, quando affrontando una curva un pò troppo velocemente, perse il controllo della sua Triumph andando a schiantarsi contro un bus cittadino di Macon. Berry rifiutò qualsiasi trattamento sanitario dicendo che stava bene, ma quella sera stessa morì in ospedale per l’emorragia causata da una brutta frattura al cranio. Aveva solo 24 anni.

Berry era riflessivo, idealista ed equilibrato. Fu lui a trovar casa alla band quando decisero di trafserirsi a Macon, per poter vivere, e provare la musica insieme. Berry volle fortemente che si cenasse insieme almeno una volta alla settimana in modo tale che ogni componente si sentisse come membro importante di questa famiglia allargata. Quando la Band era in Tour, non era difficile vedere mogli e fidanzate ritratte sul giornale di Macon, coinvolte in qualche buona causa locale.

Con delibere condivise da tutti, il consiglio comunale di Macon ha deciso che un tratto della Highway 19 si chiamasse “Duane Allman Boulevard” ed un ponte “Raymond Berry Oakley III”, in onore e ricordo dei soci fondatori della Allman BrothersBand.

Difficile sapere cosa provarono in quel periodo sia i componenti dalla Band che quelli dello staff. Certo è che seppero reagire e che oggi sono ancora in giro a suanare.

Senza, però, Duane e Berry.

John Henry “Bonzo” Bonham è nato il 31 maggio 1948 a Redditch (UK) ed è morto il 25 settembre 1980.

La vita di John è sempre stata legata al “ritmo”. Il ritmo del suo cuore che cessò di battere dopo un giorno di vita a causa di un medico ubriaco, il ritmo di quella sua batteria che ha cominciato a suanare all’età di 5 anni costruendosi un kit di barattoli e lattine di caffè, imitando le mosse dei suoi idoli Gene Krupa e Buddy Rich, il ritmo forsennato con cui tracannava bicchieri di vodka perchè non gli piaceva volare e stare lontano dalla famiglia.

Nel 1964 abbandonò la scuola e formò la sua prima Band: Terry Web and the Spider. Incontrò ad un ballo la sua futura sposa Pat Phillips ed incise un 45 giri che ebbe un discreto successo.

Un paio d’anni dopo ebbe la possibilità di suonare con Robert Plant, già abbastanza noto allora, ed in quel periodo si fece la fama di “batterista più forte d’Inghilterra. Suonava con tale vigore che spesso distruggeva le batterie e capitò più di una volta che alcuni Club lo pregarono di smettere.

Quando Jimmy Page decise di formare una Band chiamò Terry Reid, che rifiutò ma consigliò Robert Plant, che accettò portandosi appresso l’amico “Bonzo”. Così, con John Paul Baldwin “Jones” iniziò l’avventura dei “Led Zeppellin“.

Durante la permanenza in America per il loro primo Tour, John divenne amico di Carmine Appice, mitico batterista dei Vanilla Fudge. Carmine lo introdusse nel mondo delle batterie Ludwig, e per Bonzo fu amore a prima vista.

Usava dei bastoni talmente lunghi e pesanti che li chiamava “alberi”. Il suo stile, colpire così violentemente la batteria, ha trovato massima espressione nelle canzoni “Immigrant song“, “When tle leeve breaks“, “The ocean“. Più tardi, invece, sviluppò uno stile più vicino al funk e al latin.

Bonham's drum

Pur non essendo approssimativo e sgangherato come Keith Moon, nè considerato dalla critica al pari di Ginger Baker, il suo assoluto potere dietro la batteria ha influenzato negli anni moltissimi batteristi hard-rock ed heavy-metal.

Da antologia i suoi assoli di batteria, prima in “Pat’s delight” e poi in “Moby Dick“, che spesso duravano mezz’ora, mettendo in evidenza l’uso delle mani nude per ottenere effetti sonori diversi.

Nel 1980 i Led Zeppelin decisero di fare un nuovo tour in America ed appena giunti iniziarono le prove. John bevve come una spugna prima di arrivare allo studio e quasi sicuramente nella notte, dopo la session. Fu trovato morto da John Paul Jones e dal manager. Due settimane dopo l’autopsia del coroner rivelò che John morì per un edema polmonare e non furono riscontrate altre sostanze se non l’alcool.

John fu cremato e spolto a Rushock, nella Chiesa Parrocchiale, e sulla sua lapide si legge:

“Alla cara memoria di un marito e di un padre amorevole. John Henry Bonham, morto il 25 settembre 1980, a 32 anni. Il suo ricordo vivrà sempre nei nostri cuori. Buonanotte amore mio. Dio ti benedica”.

Quando un amico, all’uscita del negozio di dischi, mi chiese: “Hai comperato l’ellepi dei Led Zeppelin? E’ favoloso!”, risposi: “No, quando ho visto la copertina ho pensato che fossero un pò pazzi…” Rientrai, lo comperai, e da allora ho acquistato un’ecatombe di dischi e souvenir in tutto il mondo. Sono io, il pazzo! Quante ore della mia vita ho trascorso ascoltando “Immigrant song”, “Moby Dick”, “Whole lotta love”, “Dazed and Confused”? Pagherei per poter avere “Bonzo” suonare alla mia veglia funebre!

Discografia essenziale:

Led Zeppelin (Atlantic, 1969)
Led Zeppelin II
(Atlantic, 1969)
Led Zeppelin III
(Atlantic, 1970)
Led Zeppelin IV
(Atlantic, 1971)
Houses Of The Holy
(Atlantic, 1973)
Physical Graffiti
(Swan Song, 1975 2 LP)
Presence
(Swang Song, 1976)
The song ramain the same (Swan Song, 1976 2 LP)
In trough the outdoor (Swan Song, 1979)
How the west wos won (Led Zepplin)
Led Zeppelin BBC Sessions
(Led Zeppelin)

Discografia non-Led Zeppelin:

She’s a Mod (The Senators, 1964, album Brum Beat, compilation)
Hurdy Gurdy man
(Donovan, 1968, album The Hurdy Gurdy Man, Epic)
Medley: It’s so hard
(P J. Proby, 1969, album Three weeks hero, Liberty)
Thumping beat
(Screaming Lord Sutch, 1970, album Lord Sutch and heavy friends, Cotillon)
Rockestra Theme + So glad to see you here
(1979, Paul McCartney & Wings, album Back to the egg)
Keep your hands on the wheel
(Roy Wood, 1979, album On the road, Warner)

Led Zeppelin Official Website

Il mio tributo ai grandi della musica

Questo è un tributo ai molti musicisti che sono morti, sia per cause naturali, sia per incidenti, sia per abuso di alcool o droghe, sia per suicidio.

Anche se non sono più con noi, la loro musica vivrà per sempre nelle nostre menti e nei nostri cuori.

Il vostro contributo è ben accetto. Se vorrete scrivere una storia, o migliorare il contenuto degli articoli, si prega di lasciare un commento per comunicarmelo. Ringrazio fin d'ora per ogni aiuto o consiglio.

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